Lessico famigliare di Natalia Ginzburg
Lessico famigliare – Natalia Ginzburg
Lessico famigliare è un romanzo autobiografico scritto da Natalia Ginzburg, e vincitore del Premio Strega nel 1963, anno della sua pubblicazione presso la casa editrice Einaudi.
Più che di un racconto, si tratta di una dettagliata cronaca delle vicende vissute dai familiari della stessa autrice dal 1925 ai primi anni ’50. La stessa autrice avverte, in principio, che quanto racconterà corrisponde al vero, con i dovuti limiti da ricondurre alla sua memoria.
Fatti ed avvenimenti che interessarono la famiglia Levi vengono dipinti con affettuosa ironia e si intersecano gli uni agli altri senza seguire un preciso ordine tematico o cronologico. Unico filo rosso che sembra unire gli episodi narrati è il tentativo di delineare, fin nelle loro più intricate sfaccettature, i caratteri, le abitudini ed i comportamenti dei componenti della famiglia, soprattutto attraverso la loro manifestazione linguistica.
Costante è infatti il sottolineare il linguaggio ed i modi di dire del padre Giuseppe, nonché della madre Lidia o dei fratelli Mario, Alberto, Gino e Paola.
Per il padre Giuseppe, dunque, uno stupido era “un sempio”, una sciocchezza era una “sempiezza” o una “negritudine”, un gesto sgraziato era una “malgrazia” o uno “sbrodeghezzo”; il fratello Mario riempiva i silenzi con la filastrocca “Il baco del calo del malo”.
Anche la madre Lidia aveva un lessico tutto suo, che, però, a differenza di quello del padre Giuseppe, duro e severo, era espressione della leggerezza femminile, a tratti frivola: “Com’è simpatico Gino! A me mi piacciono solo i miei figli. Io mi diverto solo con i miei figli!”, lei che bilanciava la severità burbera del marito con una smania per il cinematografo, le vetrine e la moda, gli abiti di pura seta, la sua “robina”, come diceva la zia Drusilla. Eppure anche lei aveva spesso da lagnarsi, specie con il marito, che rimbeccava bonariamente con il consueto “Ma Beppino…” e con la figlia Natalia perché “tu non mi dai spago”. Aveva qualcosa da ridire anche con la figlia Paola, delle cui amiche era gelosa quando la loro compagnia veniva preferita alla sua.
I racconti di Lessico famigliare si inseriscono nella cornice dell’Italia fascista e della Seconda guerra mondiale, fornendo molte informazioni su importanti figure storiche, come Turati, che la sua famiglia aveva ospitato quando era ricercato, Giulio Einaudi, Cesare Pavese, Anna Kuliscioff ed Eugenio Montale.
Anche gli stessi membri della famiglia Levi ebbero un ruolo di spicco nelle vicende politiche dell’epoca. L’autrice racconta le esperienze da cospiratori dei fratelli Alberto, Gino e Mario, così come l’episodio del breve arresto del padre, avvenuto ancora per ragioni politiche.
Vengono narrati fatti epocali dell’epoca antifascista, come l’uccisione dello stesso marito dell’autrice, Leone Ginzburg, la persecuzione degli ebrei, il suicidio di Cesare Pavese e le delusioni finali della Resistenza.
Il mondo appariva invece, dopo la guerra, enorme, in conoscibile e senza confini. Mia madre riprese ad abitarlo come poteva. Riprese ad abitarlo con lietezza, perché il suo temperamento era lieto. […] Mia madre guardò lo sfacelo del passato senza lagrime, e non ne portò il lutto.
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