Il Gattopardo - Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 

Il Gattopardo – Giuseppe Tomasi di Lampedusa

 


Un romanzo antistorico 

 

 

Il Gattopardo è un romanzo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, pubblicato postumo da #Feltrinelli nel 1958 e vincitore del #PremioStrega nel 1959. Nel 1963 Luchino Visconti adattò il romanzo per l’omonimo film.

 

Si tratta di un romanzo che narra le trasformazioni politiche avvenute in Sicilia durante il #Risorgimento italiano, ripercorrendo le tappe dalla caduta del #regimeborbonico fino all’#Unitàd’Italia.

 

La trama è incentrata attorno alle vicende familiari dell’autore e cioè attorno agli aristocratici Tomasi di Lampedusa e, in particolare, all’ultima parte della vita del bisnonno Giulio Fabrizio Tomasi che nel romanzo impersona Don Fabrizio Cobrera, principe di Salina e marchese di Donnafugata.

 

Il romanzo si apre nel palazzo Salina dove il principe Fabrizio abita con la moglie Stella e i loro sette figli. L’approdo in Sicilia di #Garibaldi porta nell’isola i primi tumulti che ebbero come conseguenza diretta l’affermarsi del ceto emergente della borghesia, guardato con superbo disprezzo dal principe, ultimo baluardo di un rango sociale ormai destinato ad estinguersi. Ciononostante l’amato nipote #Tancredi comprende il nuovo corso dei tempi e decide di combattere tra le file dei garibaldini e poi al servizio del re di Sardegna. Tancredi è il prototipo del giovane affascinante e carismatico e di lui è profondamente innamorata la cugina Concetta, figlia di Don Fabrizio.

A Donnafugata Tancredi fa la conoscenza di Angelica, la figlia del sindaco Calogero Sedara e, travolto dalla sua appariscente bellezza, se ne innamora. Con la piena approvazione del caro zio Don Fabrizio, Tancredi sposa Angelica, nonostante le sue origini non nobili.

Un momento particolarmente difficile per la famiglia Salina fu quello in cui la Sicilia venne chiamata a votare la sua annessione al Regno di Sardegna. Lo stesso principe è costretto ad accettare l’evidenza dei fatti, e cioè che i tempi erano ormai irrimediabilmente cambiati. La Sicilia viene annessa così al Regno di Sardegna. Il principe cede suo malgrado e rifiuta il titolo di senatore del Regno di Sardegna in virtù dell’antico regime di cui si sente ancora antico depositario.

Don Fabrizio morirà poco tempo dopo serenamente e circondato dall’affetto sincero della sua famiglia. 

 

Commento:

Il titolo del romanzo è da ricollegare allo stemma della famiglia dei principi di Lampedusa che raffigurava appunto un felino diffuso nelle coste settentrionali dell’Africa.

Con l’opera l’autore mette in luce la caduta dell’antico regime e la resilienza del popolo siciliano che, da sempre, è stato abituato ad accettare le dominazioni straniere mutando le proprie vesti senza mutare la propria essenza più profonda. Quell’indole gattopardesca, come è definita dall’autore, è un solco profondamente radicato nella cultura siciliana e non può essere sradicata dai cambiamenti politici. “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi" perché il cambiamento non altera nel profondo lo spirito del popolo siciliano di cui i siciliani sono profondamente orgogliosi. Si tratta dunque di un malleabile adattamento al nuovo e alle spinte in direzione dell’innovazione che però diviene l’unico strumento nelle mani dei siciliani per preservare la loro antica e radicata identità.

L’atteggiamento di Giuseppe Tomasi di Lampedusa non è quindi quello di chi intende comunicare una trionfalistica visione della storia di matrice ottocentesca, ma al contrario offre la dolorosa consapevolezza dell’immobilità del cambiamento che sta dietro il cambiamento stesso. Il Gattopardo, quindi, così come i Vicerè di De Roberto e I vecchi e i giovani di Pirandello rappresenta un esempio di romanzo antistorico.

 

“I Siciliani non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti.”

“La facoltà di ingannare se stesso, questo è il requisito essenziale per chi voglia guidare gli altri.”

“Finché c'è morte c'è speranza.”

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