Il fabbricante di lacrime - Erin Doom - Recensione

Forza e coraggio dietro la fragilità 

* 2.5/5


TITOLO: Il fabbricante di lacrime 

AUTORE: Erin Doom

GENERE: Romance young adult

PAGINE: 672

ANNO: 2021

PREZZO: 15,10 (Amazon)


LA TRAMA:

Tra le mura del Grave, l'orfanotrofio in cui Nica è cresciuta, si raccontano da sempre storie e leggende a lume di candela. La più famosa è quella del fabbricante di lacrime, un misterioso artigiano dagli occhi chiari come il vetro, colpevole di aver forgiato tutte le paure e le angosce che abitano il cuore degli uomini. Ma a diciassette anni per Nica è giunto il momento di lasciarsi alle spalle le favole tetre dell'infanzia. Il suo sogno più grande, infatti, sta per avverarsi. I coniugi Milligan hanno avviatole pratiche per l'adozione e sono pronti a donarle la famiglia che ha sempre desiderato. Nella nuova casa, però, Nica non è da sola. Insieme a lei viene portato via dal Grave anche Rigel, un orfano inquieto e misterioso, l'ultima persona al mondo che Nica desidererebbe come fratello adottivo. Rigel è intelligente, scaltro, suona il pianoforte come un demone incantatore ed è dotato di una bellezza in grado di ammaliare, ma il suo aspetto angelico cela un'indole oscura. Anche se Nica e Rigel sono uniti da un passato comune di dolore e privazioni, la convivenza tra loro sembra impossibile. Soprattutto quando la leggenda torna a insinuarsi nelle loro vite e il fabbricante di lacrime si fa improvvisamente reale, sempre più vicino. Eppure Nica, dolce e coraggiosa, è disposta a tutto per difendere il suo sogno, perché solo se avrà il coraggio di affrontare gli incubi che la tormentano, potrà librarsi finalmente libera come la farfalla di cui porta il nome.

RECENSIONE:

Una storia fatta di tenerezza e fragilità tutta da scoprire. La tormentata vicenda dei due protagonisti è connotata da forti volori simbolici. Un po' tutto il romanzo è imperniato di simbolismo, a partire dai loro stessi nomi. Sono entrambi personaggi dalla psicologia complessa, frutto del difficile passato che ha segnato la loro vita, ma hanno un modo di agire diametralmente opposto. Lui è il tipico ragazzo cupo, tenebroso, dai pensieri indecifrabili e dal comportamento tanto scontroso quanto oscuro che tuttavia suscita un fascino dalla carica attrattiva irresistibile; lei invece è la tipica brava ragazza, incredibilmente fragile e straordinariamente profonda e, un po' come ci si aspetterebbe, si mostra l'unica in grado di comprendere fino in fondo la tortuosa natura di Rigel. 

La scrittura è scorrevole, sebbene talvolta ripetitiva e ridondante, specialmente laddove indugia sui pensieri di Nica, così tanto che a volte potrebbe addirittura stufare il lettore.


CONCLUSIONE:

L'aspetto più bello e interessante del romanzo è sicuramente la cura nelle associazioni simboliche che imperniano l'intera storia. È come se niente di ciò che accade o viene detto sia fine a se stesso, ma ogni cosa simboleggia qualcos'altro o rispecchia aspetti della psicologia dei personaggi. Il personaggio di Nica è profondo e tenero, ma Rigel rimane confinato nello stereotipo del ragazzo tenebroso dal passato difficile. Complessivamente non è una storia che spicca per originalità e le eccessive ripetizioni riferibili ai pensieri di Nica risultano talvolta superflue, se non addirittura noiose.


«Avevo sempre creduto nelle favole. Avevo sempre sperato di viverne una. E ora… c’ero dentro. Camminavo tra le pagine, percorrevo sentieri di carta. Ma l’inchiostro grondava. Ero finita nella favola sbagliata.»


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